La mampi è partita domenica per il mare con la C., la sua amica, loro due e basta, ferie tra donne.
Dieci giorni di completo svincolo dalla famiglia, dalla casa, dal paesello triste in mezzo ai monti.
Ovviamente queste simpatiche vacanze comportano non pochi problemi a livello logistico.
Ovviamente si finisce per mandarsi tutti quanti affanculo allegramente.
Il papuz accende il gas per l’acqua della pasta a mezzogiorno e crede così di aver dato una mano a mandare avanti la baracca mente la mampi non c’è. Il rimanente tempo lo passa a lamentarsi perché la carne non la vuole, la pasta non la vuole, poi la vuole ma con meno sugo, poi il sugo è poco. E le zucchine tua mamma le fa con l’aglio e mi piacciono di più, e avrei voglia di latte ma il latte non c’è, non è che vai a prendermelo?, e la zuppa di pesce non la fai che avrei voglia?, e il pesce di questa zuppa è duro!, e tutti sti cazzi che dopo 10 ore di ufficio mi fanno venire istinti omicidi.
Evidentemente, non potendo contare sull’appoggio del capo famiglia, mi smazzo da sola tutte le cazzate che una casa richiede per andare avanti.
I gerani della mampi (che valgono più della mia vita), vanno bagnati e ripuliti dai petalini secchi che se no poverini soffrono, il terrazzo va scopato ogni sera perché i petalini secchi dei gerani bastardi lo inzaccherano, e poi devi pure passare lo straccio bagnato perché quei cazzo di petalini schiacciati dalla scopa lasciano scie violacee sulle piastrelle.
La lavatrice da fare, i panni da stendere (ma non in pieno sole mi raccomando che rovini il bianco e i colori) e poi da stirare (mi raccomando fai le cose bene).
La spesa da fare, il pranzo e la cena da preparare, la frutta che marcisce nella dispensa perché la mampi ne ha presa per 1600 persone e noi siamo 2, la verdura che marcisce nel frigo per lo stesso motivo, le cibarie che non ti ricordi mai di toglierle dal congelatore e il sugo che credi di avere e invece hai finito ecc. ecc.
Ah, ovviamente, incastrando il tutto perfettamente con i tempi dell’alveare operoso, che in questo periodo dell’anno raggiunge il picco massimo di operatività.
La Sharon in tutto questo finge di ringraziare ma in realtà si lamenta. Viene a pranzo da noi e un giorno la pasta non le va bene perché è poca, il giorno dopo perché è troppa, il giorno dopo ancora perché il sugo, forse, non so, è come se avesse troppo peperoncino.
Finisce di mangiare e si fionda a casa a fare “un po’ di siclett perché sennò guai”, ovviamente dare una mano le pare brutto, lei inizia alle 15:30, io alle 13:30, è giusto che sian cazzi miei…
Tuttavia a metà settimana le viene l’idea del secolo “papi, domani per pranzo ti faccio la pasta e fagioli col bimby che ti piace tanto”, e si guadagna il premio figlia d’oro 2008, felice e contenta ha dato una mano alla conduzione famigliare e per questo verrà elogiata a vita.
Ebbene, dopo tutto sto casino oggi è successo che:
Sul gas c’erano:
-la pentola delle zucchine che si stavano attaccando al fondo antiaderente (ebbene sì io ci riesco)
-la pentola con le uova che sfrigolavano schizzando olio ovunque
-la pentola della pasta e fagioli che ribolliva esondando sul fornello
Io nel frattempo:
-ritiravo i panni stesi al sole ad asciugare
-portavo la plastica, il vetro, le lattine, ognuno al proprio posto nei bidoni della raccolta differenziata
-andavo a raccattare il sacchetto del pane consegnato a domicilio perché il papuz (che quasi ci passa sopra col motorino) non si è ricordato
Il papuz nel frattempo:
-leggeva beato L’ALPINO sbragato sul divano
La Sharon nel frattempo:
non c’era perché “finisco tardi, prepari da mangiare per le 12:30?”
Ecco, in tutto questo, chiama la mampi
“Piku rispondi tu che è tua mamma” (mi grida il papuz troppo impegnato nella lettura per alzare il culo)
Non ci ho più visto, mentre rispondo mando affanculo il papuz che mi ride in faccia perché non dovrei prendermela, la mampi sente ogni mia singola parola e inizia a lamentarsi del fatto che sono maleducata, e scortese, e non rispondere così al papà che mi fai pensar male, e la Sharon quando la chiamo non è agitata come te, e sei sempre nervosa, ma come mai sei così nervosa, e dimmi un po’ ma i gerani son belli, ecc. ecc.
Inutile dire che ho finito la telefonata mandando a cagare la mampi che adesso terrà il muso fino a Natale, mandando a cagare il papuz che se la ride di gusto e mandando a cagare pure la Sharon che, arrivata in tempo per metterci il becco, mi dice che devo rilassarmi un po’ e prendere la vita con più calma, che non posso essere nervosa sempre, che risulto antipatica e mi vengono le rughe.
Ma andate un po’ affanculo tutti quanti.
Gerani compresi.
venerdì 27 giugno 2008
giovedì 26 giugno 2008
DISEGNO TECNICO
ORE 10:00
Pimporlo stacca dal blocco della carta millimetrata un foglio formato A3, con molta calma e cura ripone il blocco nell’armadietto della cancelleria e, lentamente, va a depositare il foglio in questione sulla propria scrivania (che risulta intonsa e perfettamente ordinata con tanto di computer spento).
ORE 10:30
Pimporlo rientra in ufficio dopo essere “salito a controllare una cosa” mezz’ora prima, il foglio è ancora intatto.
ORE 11:45
Pimporlo impugna matita e scalimetro e tutto beato si cimenta nella produzione dell’ennesima tavola di Autocad a mano. Dalla scrivania iniziano a piovere rotolini di gomma causati dalle continue cancellature.
ORE 11:00
Iniziano a levarsi bestemmie e improperi d’ogni sorta dalla scrivania del Pimporlo, seguiti dopo qualche minuto da un rumore simile a quello della vecchia pubblicità della candeggina ACE (straaaaaap!).
ORE 11:15
Dopo aver terminato le bestemmie standard, dopo essere passato dalle bestemmie inventate a quelle doppie, Pimporlo fa una palletta con il foglio di carta millimetrata e la getta nel cestino.
Triste ed incazzato, si rivolge scocciato per l’umiliazione del gesto a Capo panza pregandolo di fare un disegnetto in Autocad (quello vero).
ORE 11:19
Capo panza termina il disegno e lo porge, sghignazzando, a Pimporlo, il quale, con sguardo truce ed espressione imbufalita lo fissa dritto negli occhi e gli dice “non fare il figo con me che l’esperienza che ho io tu te la scordi col tuo Autocad del cazzo…”.
Scoppia l’euforia totale generale globale nell’ufficio tecnico, praticamente chiunque, qui sul piano uffici dell’Alveare operoso, sta ridendo in faccia al Pimporlo incazzato nero, che, testa bassa e coda in mezzo alle gambe, “sale a controllare una cosa”.
Si presume che non lo si rivedrà fino alle ore 16:00.
Pimporlo stacca dal blocco della carta millimetrata un foglio formato A3, con molta calma e cura ripone il blocco nell’armadietto della cancelleria e, lentamente, va a depositare il foglio in questione sulla propria scrivania (che risulta intonsa e perfettamente ordinata con tanto di computer spento).
ORE 10:30
Pimporlo rientra in ufficio dopo essere “salito a controllare una cosa” mezz’ora prima, il foglio è ancora intatto.
ORE 11:45
Pimporlo impugna matita e scalimetro e tutto beato si cimenta nella produzione dell’ennesima tavola di Autocad a mano. Dalla scrivania iniziano a piovere rotolini di gomma causati dalle continue cancellature.
ORE 11:00
Iniziano a levarsi bestemmie e improperi d’ogni sorta dalla scrivania del Pimporlo, seguiti dopo qualche minuto da un rumore simile a quello della vecchia pubblicità della candeggina ACE (straaaaaap!).
ORE 11:15
Dopo aver terminato le bestemmie standard, dopo essere passato dalle bestemmie inventate a quelle doppie, Pimporlo fa una palletta con il foglio di carta millimetrata e la getta nel cestino.
Triste ed incazzato, si rivolge scocciato per l’umiliazione del gesto a Capo panza pregandolo di fare un disegnetto in Autocad (quello vero).
ORE 11:19
Capo panza termina il disegno e lo porge, sghignazzando, a Pimporlo, il quale, con sguardo truce ed espressione imbufalita lo fissa dritto negli occhi e gli dice “non fare il figo con me che l’esperienza che ho io tu te la scordi col tuo Autocad del cazzo…”.
Scoppia l’euforia totale generale globale nell’ufficio tecnico, praticamente chiunque, qui sul piano uffici dell’Alveare operoso, sta ridendo in faccia al Pimporlo incazzato nero, che, testa bassa e coda in mezzo alle gambe, “sale a controllare una cosa”.
Si presume che non lo si rivedrà fino alle ore 16:00.
martedì 24 giugno 2008
RIFLESSIONE
Riflettevo prima tra me e me...
Se uno fa in media 10 ore di straordinari a settimana, fanno 40 ore in un mese, giusto?
Giusto!
Ossia una settimana lavorativa in più, secca, precisa, ogni mese, giusto?
Giusto!
Una settimana al mese son 12 settimane all'anno, giusto?
Giusto!
12 settimane son tre mesi, giusto?
Giusto!
Ecco...riflettevo...e son giunta alla conclusione che sono una testa di cazzo e prima o poi qui dentro farò la muffa...giusto?
Giusto!!!! dannata idiota!!!
Se uno fa in media 10 ore di straordinari a settimana, fanno 40 ore in un mese, giusto?
Giusto!
Ossia una settimana lavorativa in più, secca, precisa, ogni mese, giusto?
Giusto!
Una settimana al mese son 12 settimane all'anno, giusto?
Giusto!
12 settimane son tre mesi, giusto?
Giusto!
Ecco...riflettevo...e son giunta alla conclusione che sono una testa di cazzo e prima o poi qui dentro farò la muffa...giusto?
Giusto!!!! dannata idiota!!!
lunedì 23 giugno 2008
SPLENDIDO SPLENDENTE
Son passati tre giorni e ancora mi gratto, o mamma, tutta un’ orticaria, sgrat sgrat sgrat, fastidio…io mica pensavo che si dovesse portare un antistaminico per entrare in un negozio di abiti da sposa.
Sabato come già anticipato, spedizione pro-abito per la D., insomma, pare che in caso di matrimonio sto benedetto vestitino sia indispensabile, e dunque, pronti via, si parte alle 14:30, (come precauzione e anche un po’ come protesta al candido mondo in cui sto per essere catapultata mi munisco di sandaletto rosso tacco 9 con plateau e cinturina di vernice in tinta, si sa mai) fa un caldo boia, si va con la D., la sua mampi e l’Archi (ebbene sì alla fine è venuta pure lei) a scegliere l’abito da sposa.
Sogno proibito di ogni donna (???), meta agognata di ogni fidanzata (???), tripudio di candore e ricamini, lui, l’abito per eccellenza, euri su euri di stoffe e drappeggi che finiranno in un baule in soffitta dopo nemmeno 24 ore dalla prima volta in pubblico.
Ci sono tre cose che detesto in un vestito, nell’ordine, 1- il colore chiaro, 2- il tulle, 3-i ricamini corallinosi, ecco, devo dirvelo che in un vestito da sposa, se va bene, te ne becchi 2 su 3?
Non appena entriamo nel negozio due tipe allucinanti si appropinquano con fare minaccioso, la trucidona nerotinto e la sciattona lunghiriccigrigi…ossignur.
La D. richiede vestito semplice, niente ricami e fronzoli, stile impero.
Inutile dire che alla fine del tour de force, uscirà dal negozio dopo aver acquistato un vestito che con le sue idee di partenza non c’entra, ma proprio niente di niente.
Eccoci dunque nella stanzetta della prova, trespolino su cui salire, mutanda e reggiseno e via, si parte.
Vestito numero 1, stile impero, bianco latte con opulento ricamo sotto al seno, tutto un paillettare sbrilluccicoso, spalline sottili; risultato, la D. sembra mia nonna in una sottoveste comprata dai cinesi, orribile.
Vestito numero 2, spezzato, bustino rigido con passamaneria in paillettes argento e discreti corallini trasparenti, gonna liscia e semplice, il tutto ricoperto da un sottile strato di voile bianco, bello, carino, la D. risplende e sembra una fatina, ma cazzarola, quel voile fresco e candido mi fa molto estate, il 6 dicembre forse non va benissimo…aleggia perplessità.
Vestito numero 3, ommioddio, strati e strati di tulle, ricoperti da balze e pieghe e ghirigori di seta pesante e cresposa d’un bianco splendente, il tutto tempestato di brillantini luminosissimi e spruzzatine d’argento, la D. sembra barbie polvere di stelle e dopo essersi guardata allo specchio trattiene un conato di vomito e rifiuta, con gran gioia delle presenti.
Vestito numero 4, spezzato, anche lui bustino rigido, ma di cadì pesante d’un bel bianco latte, discreti drappeggini effetto vitino da vespa, qualche brillante corallino trasparente su una parte di bustino, pulito. Gonna morbida che cade a pennello a formare delle graziose canne che terminano in una coda lunga il giusto. La D. sembra una statua, bellissima, elegante; vestito semplice ma non povero, lavorato ma non tanto da farla sembrare una meringa, insomma, le piace, ci piace, è favolosa.
Nemmeno un difettino, neanche piccolo piccolo, semplicemente bella.
Il vestito è suo, era lì ad aspettarla, sembrano fatti l’uno per l’altra, qualche piccolo dettaglietto anti freddo, et voilà, visto, piaciuto, comprato.
Io dico che sarà un matrimonio semplicemente splendido…peccato che sarò troppo ubriaca per rendermene conto, si sa, per affrontare certe cose l’unico modo è attaccarsi alla bottiglia…
Sabato come già anticipato, spedizione pro-abito per la D., insomma, pare che in caso di matrimonio sto benedetto vestitino sia indispensabile, e dunque, pronti via, si parte alle 14:30, (come precauzione e anche un po’ come protesta al candido mondo in cui sto per essere catapultata mi munisco di sandaletto rosso tacco 9 con plateau e cinturina di vernice in tinta, si sa mai) fa un caldo boia, si va con la D., la sua mampi e l’Archi (ebbene sì alla fine è venuta pure lei) a scegliere l’abito da sposa.
Sogno proibito di ogni donna (???), meta agognata di ogni fidanzata (???), tripudio di candore e ricamini, lui, l’abito per eccellenza, euri su euri di stoffe e drappeggi che finiranno in un baule in soffitta dopo nemmeno 24 ore dalla prima volta in pubblico.
Ci sono tre cose che detesto in un vestito, nell’ordine, 1- il colore chiaro, 2- il tulle, 3-i ricamini corallinosi, ecco, devo dirvelo che in un vestito da sposa, se va bene, te ne becchi 2 su 3?
Non appena entriamo nel negozio due tipe allucinanti si appropinquano con fare minaccioso, la trucidona nerotinto e la sciattona lunghiriccigrigi…ossignur.
La D. richiede vestito semplice, niente ricami e fronzoli, stile impero.
Inutile dire che alla fine del tour de force, uscirà dal negozio dopo aver acquistato un vestito che con le sue idee di partenza non c’entra, ma proprio niente di niente.
Eccoci dunque nella stanzetta della prova, trespolino su cui salire, mutanda e reggiseno e via, si parte.
Vestito numero 1, stile impero, bianco latte con opulento ricamo sotto al seno, tutto un paillettare sbrilluccicoso, spalline sottili; risultato, la D. sembra mia nonna in una sottoveste comprata dai cinesi, orribile.
Vestito numero 2, spezzato, bustino rigido con passamaneria in paillettes argento e discreti corallini trasparenti, gonna liscia e semplice, il tutto ricoperto da un sottile strato di voile bianco, bello, carino, la D. risplende e sembra una fatina, ma cazzarola, quel voile fresco e candido mi fa molto estate, il 6 dicembre forse non va benissimo…aleggia perplessità.
Vestito numero 3, ommioddio, strati e strati di tulle, ricoperti da balze e pieghe e ghirigori di seta pesante e cresposa d’un bianco splendente, il tutto tempestato di brillantini luminosissimi e spruzzatine d’argento, la D. sembra barbie polvere di stelle e dopo essersi guardata allo specchio trattiene un conato di vomito e rifiuta, con gran gioia delle presenti.
Vestito numero 4, spezzato, anche lui bustino rigido, ma di cadì pesante d’un bel bianco latte, discreti drappeggini effetto vitino da vespa, qualche brillante corallino trasparente su una parte di bustino, pulito. Gonna morbida che cade a pennello a formare delle graziose canne che terminano in una coda lunga il giusto. La D. sembra una statua, bellissima, elegante; vestito semplice ma non povero, lavorato ma non tanto da farla sembrare una meringa, insomma, le piace, ci piace, è favolosa.
Nemmeno un difettino, neanche piccolo piccolo, semplicemente bella.
Il vestito è suo, era lì ad aspettarla, sembrano fatti l’uno per l’altra, qualche piccolo dettaglietto anti freddo, et voilà, visto, piaciuto, comprato.
Io dico che sarà un matrimonio semplicemente splendido…peccato che sarò troppo ubriaca per rendermene conto, si sa, per affrontare certe cose l’unico modo è attaccarsi alla bottiglia…
venerdì 20 giugno 2008
SIGH
"Ho scoperto che preferisco le boliviane alle brasiliane, te la danno prima, paghi un cuba libre e trombi tutta notte"
...Ah...Pimporlo quanto sei cosmopolita...
...Ah...Pimporlo quanto sei cosmopolita...
giovedì 19 giugno 2008
MA 'NDO VAI???
Ecco di seguito i risultati di un’indagine fresca fresca svolta oggi nell'ufficio tecnico dell' Alveare operoso (con l'ausilio ed il benestare di Capo panza e Riccioli d'oro):
OGGETTO: Pimporlo, ma 'ndo vai?
RISULTATI: Dalle ore 7:00 alle ore 17:30 di oggi, 19-06-2008, si è cronometrato il tempo di NON permanenza di Pimporlo alla sua postazione di lavoro, per un totale di 3h:55':33,60''.
CONSIDERAZIONI: I rimanenti tre tecnici dell'ufficio hanno deciso che il Pimporlo merita la statuetta del fancazzista d'oro (rimane da chiarire dove sia stato durante tutto il tempo).
OGGETTO: Pimporlo, ma 'ndo vai?
RISULTATI: Dalle ore 7:00 alle ore 17:30 di oggi, 19-06-2008, si è cronometrato il tempo di NON permanenza di Pimporlo alla sua postazione di lavoro, per un totale di 3h:55':33,60''.
CONSIDERAZIONI: I rimanenti tre tecnici dell'ufficio hanno deciso che il Pimporlo merita la statuetta del fancazzista d'oro (rimane da chiarire dove sia stato durante tutto il tempo).
mercoledì 18 giugno 2008
MAMPI
Poiché “la Mampi è sempre la Mampi” ecco qui un bel post tutto dedicato al suo compleanno.
Va chiarito subito che la mia non è mai stata una Mampi-amica / Mampi-sorella, anche con lei come col Papuz ci sono una quarantina d’anni di differenza d’età e dunque, certi discorsi e certe confidenze che le ggiovani adolescenti d’oggi si scambiano con le loro ggiovani mamme moderne per noi sono ancora tabù, e per fortuna, mi dico ora.
E specifico ora perché a dir la verità, in passato, un po’ c’ho sofferto per questo suo essere genitore intransigente e con opinioni così lontane dalle mie, e solo adesso inizio ad apprezzare il tipo di educazione rispettosa delle regole e piuttosto rigida che i miei mi hanno dato.
La Mampi è una donna forte, ancora oggi, e il suo carattere duro e un po’ scontroso di adesso è il risultato delle molte difficoltà affrontate durante gli anni passati.
Ha lavorato in fabbrica per anni, facendo turni estenuanti, mandando avanti una famiglia che comprendeva oltre a me, al Papuz e alla Sharon anche la nonna, malata e non del tutto autonoma.
Ha superato, durante questo tran tran, la perdita della figlia maggiore, la mia sorella M. che io non ricordo perché troppo piccola ai tempi del fattaccio.
Ha pianto, un sacco di volte, ed è stato terribile non poterla consolare, ha riso altrettante volte mostrando quella sua adorabile finestrella in mezzo ai denti.
L’ho vista felice e serena, e per almeno il triplo delle volte incazzata nera come solo lei sa essere con me.
Ho avuto la febbre per un milione di volte e per un milione di volte lei mi ha portato il termometro, il fazzoletto bagnato come solo lei sa fare, il the caldo raffreddato che a me piace solo il suo, e la tachipirina.
La Mampi, contro il parere di tutti, ha deciso di non abortire quando io dovevo nascere (ai tempi avere un figlio a 40 anni era inusuale e piuttosto rischioso), ha deciso che ne valeva la pena pur sapendo quanto sacrificio le sarebbe costato, ha deciso senza tenere in considerazione il fatto che 40 anni tra madre e figlia sono tanti, e si sentono, e a volte poi ti fanno dire cose che una figlia non vorrebbe sentirsi dire mai e che lasciano cicatrici come solo i tagli profondi sanno lasciare.
E poi si cresce, e sembra che le cose si sistemino e tutto possa funzionare e si arriva ad ora, qui, adesso, e tutto sembra accettabile e che ci si possa stare bene.
Adesso che ti vien voglia di abbracciarla la Mampi e di farle tanti auguri con un bacetto e un bel regalo.
Va chiarito subito che la mia non è mai stata una Mampi-amica / Mampi-sorella, anche con lei come col Papuz ci sono una quarantina d’anni di differenza d’età e dunque, certi discorsi e certe confidenze che le ggiovani adolescenti d’oggi si scambiano con le loro ggiovani mamme moderne per noi sono ancora tabù, e per fortuna, mi dico ora.
E specifico ora perché a dir la verità, in passato, un po’ c’ho sofferto per questo suo essere genitore intransigente e con opinioni così lontane dalle mie, e solo adesso inizio ad apprezzare il tipo di educazione rispettosa delle regole e piuttosto rigida che i miei mi hanno dato.
La Mampi è una donna forte, ancora oggi, e il suo carattere duro e un po’ scontroso di adesso è il risultato delle molte difficoltà affrontate durante gli anni passati.
Ha lavorato in fabbrica per anni, facendo turni estenuanti, mandando avanti una famiglia che comprendeva oltre a me, al Papuz e alla Sharon anche la nonna, malata e non del tutto autonoma.
Ha superato, durante questo tran tran, la perdita della figlia maggiore, la mia sorella M. che io non ricordo perché troppo piccola ai tempi del fattaccio.
Ha pianto, un sacco di volte, ed è stato terribile non poterla consolare, ha riso altrettante volte mostrando quella sua adorabile finestrella in mezzo ai denti.
L’ho vista felice e serena, e per almeno il triplo delle volte incazzata nera come solo lei sa essere con me.
Ho avuto la febbre per un milione di volte e per un milione di volte lei mi ha portato il termometro, il fazzoletto bagnato come solo lei sa fare, il the caldo raffreddato che a me piace solo il suo, e la tachipirina.
La Mampi, contro il parere di tutti, ha deciso di non abortire quando io dovevo nascere (ai tempi avere un figlio a 40 anni era inusuale e piuttosto rischioso), ha deciso che ne valeva la pena pur sapendo quanto sacrificio le sarebbe costato, ha deciso senza tenere in considerazione il fatto che 40 anni tra madre e figlia sono tanti, e si sentono, e a volte poi ti fanno dire cose che una figlia non vorrebbe sentirsi dire mai e che lasciano cicatrici come solo i tagli profondi sanno lasciare.
E poi si cresce, e sembra che le cose si sistemino e tutto possa funzionare e si arriva ad ora, qui, adesso, e tutto sembra accettabile e che ci si possa stare bene.
Adesso che ti vien voglia di abbracciarla la Mampi e di farle tanti auguri con un bacetto e un bel regalo.
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